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Il Manifesto del Tecno-Medio-Evo

Per Tecno-Medio-Evo intendiamo tutte quelle opere artistiche, concettuali, tecnologiche, installative, performative che sviluppano, ampliano e codificano i canoni di un Medio-Evo e un Rinascimento rivisitato. 

Sono opere che contribuiscono a rileggere la storia antica, nell’ottica di una nuova antropologia della visione, in cui i simbolismi e le memorie classiche vengono riviste e ri-codificate, all’interno di una percezione modificata, ampliata, augmented, per produrre nuovi artefatti ed opere che conservano quei simbolismi ma li riadattano allo spirito della nostra visione contemporanea modernista.

Gli autori, artisti e fautori di questa visione stanno ri-scrivendo la storia dell’arte, come farebbe un’avanguardia storica, dettando nuovi canoni estetici che, per la nostra sensibilità si basano su poetiche classiche, cyber-punk, steam-punk, una visione che accomuna storia antica ed archeologia, science-fiction e ufologia, cospirazionismo e utilizzo di scienze di confine, come, ad esempio,  nuove tecnologie e new media, robotica, arte interattiva, multimedialita, tecniche installative, olografia, realtà  immersive, aumentate, ibride e virtuali, Internet delle Cose, nano e bio-tecnologìe, videogiochi e gamification,  reti neurali, big data e dispositivi d’intelligenza artificiale.

Tutto questo accanto a visioni e poetiche che hanno il loro nucleo semantico nella padronanza di tecniche artistiche tradizionali, come pittura, scultura, fotografia, incisione, disegno, manga e animazione e nelle capacità artigianali evolute degli artisti, creando, quasi, una Internet delle opere, simile, per molti versi, a quella che gli artisti del Medio-evo avevano creato e proposto, dall’utilizzo comune e comunitario di saperi artistici e tecnologici avanzati come nei maestri scalpellini agli architetti e geometri e ingegneri, di origine templare alla fratellanza e unione di artisti  itineranti che venivano utilizzati, in giro per l’Europa, per creare e cesellare degli spazi sociali e dei luoghi, spesso sacri e di origine mistica, come chiese e cattedrali, producendo una complementarità di visioni e di poetiche, anche molto articolate, e che avevano varie chiavi di lettura ma ubbidivano sempre ad un unico ordine mistico superiore, di cui ancora oggi possiamo ammirare i risultati straordinari nella costruzione ed edificazione di  vetrate, rosoni, sculture, bassorilievi, cicli pittorici, in chiese, castelli e monasteri, sparsi in Europa, Africa e Asia, sotto la pianificazione e progettualità dei cavalieri templari e degli ordini monastici europei.

Il nostro Tecno-Medio-Evo riprende questo tipo di laboriosità medio-evale come anche l’importazione di modelli artistici, presi dalle  tecniche delle botteghe rinascimentali e il loro umanesimo e lo riadatta alla nostra epoca, dandoci opere, visioni, simbolismi, memorie, percezioni, configurazioni concettuali e artistiche che richiamano i grandi cicli artistici del passato, a confronto con quello che la nostra epoca e il nostro presente iper-tecnologico e virtuale, ci mette, tuttora, a disposizione.

Una particolare attenzione, anche, a tutti i medio-evi e rinascimenti non occidentali, come quello cinese, ad esempio, della Dinastia Han o giapponese, del periodo Edo, che hanno elaborato schemi concettuali, poetiche ed opere e manufatti artistici di altissima qualità,  a cui possiamo ispirarci e con cui possiamo colloquiare, all’interno di uno scambio culturale locale e globale, per un tecno-umanesimo del XXI Secolo.

Note sull’Autore

Il Manifesto del Tecno-Medio-Evo è redatto a cura di Marcello Pecchioli, Fabio Lugano e Cao Diana Shuying

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Copertina del manifesto del TecnoMedioEvo cavaliere e realtà virtuale

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